La chiamavano Pasquetta

Negli ultimi 15 anni, ho sempre visto Pasquetta come una festa agrodolce. Quelle giornate “da domenica”, in cui non sai se godere del festivo o iniziare ad angosciarti perché sta per finire. In fondo, la Pasquetta per me significava preparare un trolley la mattina in quanto la sera stessa o all’alba del giorno dopo sarei rientrato a Milano. Certo, nel mezzo c’erano una bella scampagnata con gli amici ed un’unica grande sicurezza: la Pasquetta è a casa, la Pasquetta è in Puglia.

Ma, in fondo, che vuoi che sia…  le vacanze di Pasqua sono 2 giorni risicati, è più lo stress di spostarsi che altro. No, no… meglio riposarsi e passare una bella Pasquetta casalinga da soli. Che anche a Milano la sanno fare la Pasquetta, meglio.

Per farmi del male, dunque, ripercorro attraverso Facebook le Pasquette passate… lo scorso anno a Fasano, 2 anni fa tra i trulli ad Alberobello, 3 anni fa a Monopoli, 4 anni fa a Cisternino e così via… cosa avevano in comune tutte queste giornate? Vediamo, la bella compagnia ed il cattivo tempo. Pasquetta, per antonomasia, è una giornata di temporali o quantomeno di “cielo grigio su, foglie gialle giù”. Ogni volo Bari – Milano del lunedì sera – infatti – è sempre turbolenza pura, mani sudate e neanche un applauso all’atterraggio. Ma sì, vedi, quest’anno non ci sarà neanche da avere paura su un volo in balia dei venti di burrasca, meglio.

Inizio, quindi, a ripercorrere le mie vacanze pasquali passate attraverso i vecchi status di Facebook. Pasqua 2010: “Durante le vacanze di Pasqua mi sento Pacman: Mi ingozzo di cibo rifuggendo da persone indesiderate!!! Tante belle cose a tutti!!!:)”. Veramente era scritto in terza persona, ma me ne vergognavo e l’ho rimodulato. Comunque sia, questo post mi ricorda che questa 2 giorni di fuoco è solitamente caratterizzata dall’abbondante uso di citrosodina. Quindi, quest’anno possiamo evitare, meglio.

C’è un’altra cosa che ha sempre caratterizzato queste giornate: il saluto al mare. Andare sulla spiaggia, respirare a pieni polmoni, commentare sempre col proprio interlocutore “vedi che mare che abbiamo”, fare una foto, accompagnarla da un citazione simil-poetica e salutare il panorama con un “ci vediamo tra qualche mese”. Quest’anno posso evitare tutta questa trafila, potrei far scorrere un po’ l’acqua nella vasca, è altrettanto cristallina in fondo e potrei postarne una bella foto con la citazione “voglio restare tutto il giorno nella vasca, con l’acqua calda che mi coccola la testa”. Meno sbattimento, meglio.

E niente, poi, lo stare con i parenti, condividere insieme quelle tonnellate di cibo, ripromettersi di non dormire dopo pranzo ma non riuscire a rimanere svegli, andare dalla nonna, giocare con gli amici… in soli due giorni, troppo stress. Ora giochiamo online, ci salutiamo via what’s app, prendiamo appuntamento coi parenti su Zoom, molto più pratico, meglio.

Negli ultimi 15 anni, ho sempre visto Pasquetta come una festa agrodolce. Ma mi sbagliavo, era perfetta così com’era. Perchè la “Pasquetta a Milano” è come dire “Il mare della Svizzera”, “il casatiello di Busto Arsizio”, “il vino analcolico”, “le bombette vegane” o “le sigarette a impatto zero”. Semplicemente, non esiste.  Ma tornerà tutto, e sarà anche meglio.

Vado a farmi un caffè. corretto.

 

 

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